SEMINARS

We gathered 278 participants in Rome (I), Kaunas (LT), Menaggio (I), Tirana (AL) and Gorizia (I)

I seminari realizzati dai singoli partner, destinati a studenti universitari e delle scuole superiori, miravano ad analizzare gli stereotipi nazionali, in particolare quelli emersi dalla I guerra mondiale, come fonti di azioni e opinioni su altri Paesi europei. Attraverso l’analisi di testi e di immagini del passato e del presente si è approfondito l’origine di tali stereotipi, si sono forniti strumenti per poterli riconoscere e si è riflettuto sulle loro conseguenze sull’euroscetticismo e nazionalismo attuali.
I giovani partecipanti hanno acquisito strumenti per riconoscere e sradicare alcuni stereotipi culturali propri dell’Europa Contemporanea, diventando più consapevoli su come alcuni eventi del passato influiscono sulle attuali questioni internazionali; hanno sviluppato il loro senso critico e imparato ad approfondire notizie ed eventi di oggi in un’ottica più consapevole e responsabile, con il desiderio di conoscere più da vicino l’Unione europea e i suoi Paesi membri.

Il seminario si è svolto venerdì 19 ottobre 2018 alle ore 14,00 presso il Dipartimento di Scienze  Politiche dell’Università Sapienza di Roma (Aula XIII). 

Il seminario è stato rivolto in particolare a studenti italiani e stranieri di età compresa tra i 20 e i 30 anni, iscritti ai corsi di laurea triennale e magistrale in Relazioni internazionali del Dipartimento di Scienze Politiche, così come a dottorandi e dottori di ricerca iscritti presso i cicli di Dottorato. L’evento è stato aperto ad un più vasto auditorio di persone interessate al tema.

La ricorrenza della deportazione degli ebrei di Roma, avvenuta il 16 ottobre 1943, è stata occasione per condurre una riflessione storica sulla vicenda italiana dal punto di vista dell’antisemitismo e dei suoi stereotipi, prendendo in esame alcune significative manifestazioni del fenomeno occorse tra la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Principale relatore è stato Nando Tagliacozzo, studioso e testimone della Shoah, da anni impegnato nella divulgazione della memoria storica dell’Olocausto e della vicenda italiana, in particolare tra le più giovani generazioni. Nel suo intervento Nando Tagliacozzo ha quindi svolto una ricca panoramica dei più diffusi e persistenti stereotipi antisemiti, evidenziandone la continuità storica e l’utilizzazione propagandistica. Il racconto si è accompagnato alla proiezione di immagini e vignette antisemite dell’epoca, spiegate e commentate da Nando Tagliacozzo.  
Il Prof. Augusto D’Angelo, docente di Storia contemporanea e di Storia del Cristianesimo presso l’Università Sapienza di Roma, ha esaminato il fenomeno del pregiudizio antigiudaico all’interno della cultura cattolica, facendo riferimento allo stereotipo del “perfido giudeo” e al dibattito sorto all’interno della dottrina cattolica a partire dal primo dopoguerra, attraverso l’analisi del caso dell’Associazione Amici di Israele, prima associazione cattolica a chiedere una revisione dottrinaria e liturgica delle posizioni antigiudaiche della Chiesa.
Giulia Bianchi, dottoranda in Studi Politici presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Sapienza di Roma, ha preso in considerazione alcune manifestazioni di pregiudizi antisemiti presenti nella stessa diplomazia italiana nei confronti del ministro degli Esteri Sidney Sonnino, sulla base di quanto rivelato dalla documentazione russa relativa ai negoziati per l’intervento dell’Italia nella Prima guerra mondiale.          
Arrigo Bonifacio, dottorando in Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’Università Sapienza di Roma, ha analizzato, attraverso la lettura dei documenti della Gendarmeria Imperial Regia austro-ungarica, lo stereotipo antisemita nel particolare contesto dei territori italiani parte dell’Impero asburgico alla vigilia della Grande Guerra, evidenziando l’intreccio tra pregiudizi antisemiti e sospetti nei confronti dell’irredentismo italiano.

Al termine degli interventi gli studenti hanno preso la parola, ponendo domande e condividendo riflessioni sui temi affrontati e sul loro riscontro nel presente.      

Il seminario “L’Europa degli stereotipi: cos’è la Lituania” si è svolto dalle 11,30 alle 13,30 presso il ginnasio universitario “Maironis” di Kaunas. Il seminario, cui hanno partecipato cinquanta studenti dalla IX alla XII classe del ginnasio di età compresa tra i 15 e i 19 anni, è stato tenuto da Andrea Griffante, ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche e Diplomatiche dell’Università “Vytautas Magnus”.

Dopo una breve introduzione di carattere teorico sul concetto di stereotipo nella sua duplice natura semplificante e oggettivante, si è proceduto all’analisi delle principali linee di stereotipizzazione dell’Europa centrorientale, della regione del Baltico sudorientale e della Lituania. In particolare, ci si è soffermati sulle modalità di trasformazione degli stereotipi: è stato sottolineato come gli stereotipi siano per loro stessa natura fluidi e riflettano in maniera estremamente limpida i contesti politici e sociali in cui i loro significati nascono e circolano. Ciò è stato esemplificato attraverso l’illustrazione degli stereotipi “occidentali” riguardanti la Lituania e i loro cambiamenti nel corso del Ventesimo secolo. Ci siamo quindi soffermati sui principali caratteri della stereotipizzazione della Lituania nell’occidente europeo: sessualizzazione, otherizing sociale, economico, culturale e confessionale.

Nella parte conclusiva del seminario, gli studenti hanno attivamente interagito con il relatore ponendo domande e cercando di dare spiegare perché i loro stereotipi sull’Europa occidentale siano in stridente contrasto con gli stereotipi occidentali sulla Lituania.

Il seminario si è svolto venerdì 7 dicembre 2018 alle ore 14,00 presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Sapienza di Roma (Aula XIII). 

L’incontro è stato rivolto in particolare a studenti italiani e stranieri di età compresa tra i 20 e i 30 anni, iscritti ai corsi di laurea triennale e magistrale in Relazioni internazionali del Dipartimento di Scienze Politiche, così come a dottorandi e dottori di ricerca iscritti presso i cicli di Dottorato. L’evento è stato aperto ad un più vasto auditorio di persone interessate al tema, all’interno e all’esterno dell’Ateneo.

Il seminario ha avuto per tema la vicenda degli italiani d’Austria nella Prima guerra mondiale, ossia dei sudditi dell’Impero austro-ungarico di lingua italiana, originari delle regioni del Trentino e del litorale austriaco. Il principale relatore è stato il Prof. Andrea Di Michele, docente di Storia contemporanea presso la Libera Università di Bolzano e autore di un recente volume sull’argomento (Tra due divise. La Grande Guerra degli italiani d’Austria, Laterza, 2018). Partendo dalle premesse storiche che ne hanno determinato la particolare posizione, il Prof. Di Michele ha quindi ripercorso attraverso l’analisi e il confronto di una diversificata documentazione – italiana e austriaca, ufficiale e privata – le vicende dei sudditi italofoni arruolati nell’esercito imperiale asburgico. Fatti prigionieri dall’esercito russo sul fronte orientale, infatti, vennero offerti al governo italiano per il rimpatrio divenendo oggetto di un duplice sospetto sia da parte delle autorità austriache, da cui erano ritenuti soldati inaffidabili, sia da parte dello stesso Regno d’Italia in quanto connazionali che avevano a lungo vissuto sotto l’Impero avversario.     
Durante il seminario sono stati inoltre messi in luce non solo gli stereotipi radicati nelle autorità austro-ungariche nei confronti dei propri sudditi italiani, ma anche quelli diffusi tra gli stessi cittadini di nazionalità italiana in relazione alle rispettive appartenenze regionali. La lezione del Prof. Di Michele ha quindi introdotto un discorso di grande attualità, quale quello del senso di appartenenza nazionale, linguistica e culturale, e della sua strumentalizzazione politica. Dal seminario è emerso come la semplificazione e la riduzione ad uno stereotipo idealtipico siano state allora come oggi frutto di operazioni di propaganda e di necessità strategico-politiche. Dalla memorialistica e dalla corrispondenza dei prigionieri di guerra italiani esaminata dal Prof. Di Michele, infatti, si conferma l’esistenza di una zona d’ombra, fatta di soldati che, prima ancora di dover scegliere se appartenere all’uno o all’altro campo, sono stati prima di tutto uomini.

Al termine del seminario gli studenti hanno preso la parola per porre al Prof. Di Michele domande più specifiche su alcune delle vicende esposte nella sua relazione. Durante la lezione, infatti, sono stati mostrati anche documenti fotografici provenienti dagli archivi italiani e austriaci, che hanno illustrato alcune delle vicende personali degli italiani d’Austria. 

Stereotipet, pertej imagjinates dhe realitetit te fqinjve ne Ballkan
Universiteti Mesdhetar, Tirana, 13/12/2018

Il seminario del 14 marzo 2019 ha proposto agli studenti del Corso di Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste, sede di Gorizia, una riflessione sulla persistenza degli stereotipi nazionali e sul loro effetto nell’attualità per i rapporti fra Paesi e popoli europei.

Come casi di studio sono stati illustrati alcuni elementi distintivi dell’immagine degli italiani all’estero, approfondendo soprattutto la percezione dei tedeschi e degli austriaci a partire dalla I Guerra mondiale.

In particolare sono stati analizzati i resoconti diplomatici e la stampa di diversi periodi storici sui seguenti temi:

  • La resilienza, intesa come capacità di sopravvivere alle crisi
  • L’inaffidabilità, motivata soprattutto dal tradimento delle alleanze nelle due guerre mondiali
  • La pericolosità del debito pubblico

Sugli stessi temi è stata poi analizzata la stampa attuale sia italiana che straniera, per valutare la persistenza di stereotipi reciproci e le modalità di reazione della stampa italiana, invitando così gli studenti a riflettere sugli strumenti più adatti per promuovere in modo veritiero ed efficace l’immagine del proprio Paese.

Il seminario si è svolto all’interno della storica Villa di Breme Forno a Cinisello Balsamo, articolandosi in tre diverse giornate nelle date del 26 novembre, del 6 dicembre e dell’11 dicembre 2018, dalle ore 9.30 alle 17.00.

Sono stati coinvolti in tutto 64 studenti di classi quarta provenienti dal Liceo Erasmo Da Rotterdam e dall’Istituto Altiero Spinelli di Sesto San Giovanni, e dall’Istituto Cartesio di Cinisello Balsamo, scuole del territorio con le quali il Comune di Cinisello Balsamo collabora abitualmente.

Ad ogni classe partecipante è stato proposto un percorso mirato a sviluppare le seguenti tematiche:

  • il concetto di cultura, di identità e di stereotipo nazionale;
  • le tappe salienti riguardanti la Prima Guerra Mondiale e l’utilizzo della propaganda;

Grazie al contributo degli esperti del dipartimento educativo del Museo di Fotografia Contemporanea MUFOCO, è stato inoltre possibile approfondire il tema della lettura e interpretazione delle immagini, nell’ottica della successiva selezione delle fotografie che sono andate a comporre la mostra itinerante di EUIMAGE.

Al termine di ogni percorso gli studenti partecipanti hanno sottolineato l’importanza di acquisire un corretto utilizzo di un mezzo di comunicazione non-verbale come l’immagine: hanno riflettuto sul potere e l’influenza che questa può avere su chi la guarda, sulla centralità della ricerca delle fonti, sullo sforzo necessario per capire il punto di vista di  chi si trova dietro a ogni foto. Si sono resi conto di quanto sia difficile dare una corretta interpretazione delle fotografie e saper “filtrare” i messaggi che sono associati ad esse.

Durante gli incontri con gli studenti sono stati utilizzati gli strumenti di educazione non-formale che caratterizzano tutte le attività proposte dal Servizio Progetti per i Giovani del Comune di Cinisello Balsamo: poche spiegazioni frontali, quindi, a favore di dibattiti, lavori di gruppo e  momenti interattivi che hanno spinto i partecipanti ad adottare un approccio proattivo e spirito critico per l’analisi degli argomenti trattati.

Le attività sono state guidate dalla facilitatrice ed europrogettista Elisa Scardoni, e della dott.ssa Sara Mazzeo del Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca.